Il forforello è una scaglia di forfora vivente.
Ama ridere, divertirsi e stabilirsi sulla pelle della bestia generatrice, che chiama Dio, o di rado, La Cute. Questa gentile creatura nasce dalla pelle e alla pelle tornerà un giorno, unendosi alle compagne della collina di croste.
«Siamo quel che calpestiamo» dice il saggio forforello.
«Io urino dove voglio!» risponde lo stolto.
«Ciao!» esclama quello che saluta sempre.
La quasi totalità dei forforelli si esprime in forforese, un complesso idioma fatto di suoni gutturali e grattuggiati; avvocati e giudici ne utilizzano invece una variante: il forforense.
Ciclicità
Non tutte le comunità di forforelli si comportano allo stesso modo, ma possiamo dire che ognuna segua il medesimo percorso evolutivo. La loro storia è ciclica, e alterna periodi di grande fermento scientifico-culturale a epoche buie, nelle quali il grande Dio li punisce coprendo il cielo con delle cuffie di lana o copricapi di altro genere.
Nessuno conosce il vero motivo del divino agire; d’altronde i piani de La Cute sono sono oscuri al forforello. Sicuro è che il mondo reagisca alla loro presenza, soprattutto quando iniziano a deturparlo con la raccolta dei bulbi o l’estrazione dei punti neri. Nelle comunità più evolute si lavorano peli e capelli per creare abiti, teloni protettivi e tappetini per il bagno.
Che avvenga per calvizie o per doccia con abbondante shampoo, ogni comunità di forforelli è destinata all’estinzione. I superstiti ripopolano la cute nel rispetto dell’ambiente, finchè non prosperano così tanto da ricadere nel vizio.

Carattere e pensiero
Non avendo funzioni primarie da assolvere, i forforelli hanno diverso tempo libero per esplorare la cute in cerca di qualcosa che le liberi dalla noia: devono solo stare attenti alle dita del Creatore, ai denti dei pettini e alle grandi masse liquide.
Recenti studi dell’Università del Capelo riferiscono che «nonostante l’aspetto poco raccomandabile, il forforello è un ottimo confidente. Secco nell’abito e nell’animo, ma la sua compagnia non è mai seccante».
Il forforello medio non nasconde il suo essere razzista: è intollerante col diverso, con chi non viene generato dalla sua terra, come le zanzapi e le pulci. Si è scoperto che il sentimento di intolleranza si acuisce nei momenti di maggior oscurantismo culturale. In quei periodi di buio divino il forforello indossa copricapi cornute e beve le acque stagnanti dei Po’ (i pori più incavati della cute).
Con le pulci sente di potersi esprimere senza peli sulla lingua. Per lui sono bestie senz’anima, il cui cervello è stordito dai troppi salti. Troppo piccole e sudice per contare davvero qualcosa; ama pucciarle – o, in questo caso, “pulciarle” – nelle gocce d’acqua piovana per ammorbidirle.
Il forforello è uno spirito libero, sempre in cerca di esperienze adrenaliniche. Molti si danno all’arrampicata, scalando le foreste di peli per poter ammirare il tramonto dalla loro sommità. Dal tetto del mondo poi planano a terra o si spingono oltre i confini e di loro non si sa più nulla.
Che sia frugale o avventurosa, la loro vita è breve. Il più delle volte si spengono dopo poche ore, cercando la montagna di croste più vicina e ricongiungersi al loro fiero e controverso popolo.

Bella storia!
"Mi piace"Piace a 1 persona
Grazie Daniele!
"Mi piace""Mi piace"